» Il Fuggitivo
11 Novembre 2008
ore 23.38
Le vie della città erano strette e soffocanti, piccoli cunicoli tesi tra un palazzone di pietra e l'altro.
La notte era gelida, appena inoltrata a tutto già taceva, era una di quelle notti in cui la muffa gela nelle cantine e il fiato ti si ghiaccia in gola prima ancora di uscire all'aria aperta.
Pure le prostitute avevano deciso che quella notte non sarebbero uscite, e non sarebbero nemmeno andate in chiesa, tra i blocchi di freddo marmo che emanavo un frizzante caldo.
Qualcuno correva per quei vicoli, e la cosa peggiore era che non sapeva di essere seguito. Infatti, ombre silenziose si lanciarono al suo inseguimento proprio quando il fuggiasco era quasi alla porta nord della città, e lo costrinsero a girare verso il centro.
I muscoli delle gambe bruciavano e i polmoni sembravano quasi fermi al contrario del cuore, gli occhi orientali apparivano stanchi e affaticati, come la mente, che faceva fatica a coordinare i movienti delle braccia e delle gambe, facendolo crollare ogni tanto.
Il ragazzo si fermò di fronte al fiume.
A cento metri alla sua destra c'era un piccolissimo ponte malridotto che si estendeva fino dall'altra parte della città e alla sinistra una locanda che profuava di arrosto e birra.
Piccole ombre minuziose scalpitavano dietro di lui, quasi poteva sentire la loro puzza. In preda alla confusione e alla stanchezza virò a destra e percorse il ponte scricchiolante, pregando che nulla cedesse e lo facesse precipitare nel vuoto e poi nell'acqua.
La città era fatta davvero bene dal punto di vista difensivo, seppure non sorgesse su un colle, era piena di piccoli vicoletti che si sdoppiavano ogni cinque metri, difficili da riconoscere e da percorrere in tutta sicurezza.
Anche per gli abitanti che vivevano li da sempre non era facile ritrovare casa, così alcuni ingenieri del re avevano messo delle specie di corrimano in cuoio a fianco di ogni via, con scritto il nome del quartiere, un vero spreco considerando che almeno l'ottanta per cento della popolazione non sapeva leggere.
Il ragazzo osservò le vie, doveva essere al centro della città, nella parte più vecchia e logora, dove gli artigiani fabbricavano quello che riuscivano e vendevano anche i vestiti per sopravvivere.
Quella parte della città era malaente illuminata ed era piena di sali e scendi,acquitrinosa e puzzava di pesce marcio in una maniera incredibile.
Il fuggitivo cadde in una pozza di acqua putrida e si rialzò tutto dolorante, aveva percorso tutti i vicoli possibili e immaginabili e ora gli era toccato battere perfino il ginocchio.
Si rialzò a fatica e ricominciò a correre zoppicando, dopo un paio di minuti crollò a terra, sfinito, si trovava in una specie di piazzetta dove convergevano cinque stradine, il punto più scoperto che potesse scegliere.
Un battere di piedi sulla pietra sporca delle strade arrivò fino alle orecchie del ragazzo che si accovacciò in un angolo, cercando di diventare invisibile.
Tre uomini giunsero in gran fretta e si fermarono a osservarlo, senza dire una sola parola.
Uno di quelli prese una specie di piccolissimo pugnale tipico dei nani e lo fece roteare tra le dita.
Poi, senza far il minimo rumore si accinse a colpire e ferì il ragazzo, tagliando quasi del tutto l'arteria sopra la spalla, poi fece cadere l'oggetto e tornò vicino agli altri due.
Ora toccava all'ombra che stava a sinistra eliminare del tutto il fuggitivo.
Prima che questo perdesse i sensi e morisse senza aver detto una parola, l'uomo alto avvolto nel mantello si avvicinò e gli prese il viso tra le mani, facendogli aprire la bocca.
Gli occhi del giovane erano ormai quasi sbiaditi, pallidissimi come le sue guance, l'inseguitore che stava concetrandosi su di lui prese una piccolissima custodia in legno dalla tasca e l'aprì, estraendo un ago lungo dieci centimetri.
Glielo infilzò sotto la lingua e poi lo ripose di gran fretta avvicinando l'orecchio alle labbra del ragazzo.
Una sola parola uscì confusa in quella notte buia e gelida e fu una specie di sibilio,quasi un sospiro prima della morte << Ravehende nii >>.
Gli uomini lo strattonarono e se ne andarono,silenziosi come la nebbia che stava calando.
In attesa della continuazione de "La pioggia cadeva fredda", ecco un nuovo lavoro del mio amico scrittore...